Cani e gatti: a chi vanno gli animali dopo la separazione?

Cani e gatti: a chi vanno gli animali dopo la separazione?

Novembre 9, 2016 0 Di Blogger

Divorzio, a chi vanno gli animali domestici quando la coppia si separa? È possibile l’affidamento condiviso anche per i cani e i gatti?

Quando una coppia si separa a chi vanno a finire gli animali domestici?
Purtroppo non c’è nessuna legge che lo preveda e, in questo, cani e gatti vengono trattati più alla stregua di comuni cose che non dei figli, come invece l’affetto dei padroncini li vorrebbe assimilare. Spetta quindi al giudice stabilire quali possano essere gli effetti della separazione o del divorzio sugli animali da compagnia. E di certo, nulla vieta a marito e moglie, in caso di separazione consensuale, di concordare i tempi e i modi dell’affidamento dell’amico a quattro zampe: una scelta che, qualche giudice, ha ritenuto «poco ortodossa» e bollato come «una caduta di stile», ma che, comunque, alla fine è ritenuta valida perché non contrasta con nessuna norma. Dunque, gli ex coniugi possono stabilire con chi vada a vivere l’animale, quando l’altro abbia diritto a vederlo e a portarlo a spasso, come regolarsi durante le vacanze, chi debba sostenere le spese ordinarie e come vadano divise quelle straordinarie come, ad esempio, il veterinario, ecc. E su questa linea è d’accordo anche la Cassazione, più volte chiamata a pronunciarsi sul punto.

Il problema si potrebbe fare più complicato quando la separazione è giudiziale. A riguardo, secondo il Tribunale di Como, in caso di disaccordo tra le parti, il giudice non è tenuto a decidere anche in merito all’affidamento dell’animale domestico, pur in presenza di un’esplicita domanda delle parti.
È di questi giorni, infine, la notizia di una sentenza del Tribunale di Roma [1] che dà il via libera all’affido condiviso del cane anche se la coppia che si è separata non era sposata ma semplicemente convivente. E ciò perché in qualche modo si applica per analogia la disciplina vigente per i figli minori: lo consente, da un lato, il vuoto normativo in materia, dall’altro la progressiva assimilazione dei rapporti tra conviventi a quelli fondati sul matrimonio [2].
Nella sentenza, il giudice richiama due precedenti pronunce (Tribunale di Cremona e Tribunale di Foggia) relative all’affido di cani in cause di separazione e ricorda che in Parlamento «giace da molti anni» una proposta di legge con la quale si vorrebbe introdurre nel Codice civile l’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi. «La proposta di legge – spiega il giudice di Roma – estende la competenza del Tribunale a decidere dell’affido dell’animale anche alla cessazione della convivenza more uxorio».

In base a queste considerazioni e a un’istruttoria approfondita il giudice ha stabilito che Spilla trascorrerà sei mesi con il suo padrone e sei mesi con la sua padrona, in quali dovranno pagare al 50% le spese relative a cibo, cure mediche e «quanto altro eventualmente necessario al benessere» del cane.

Nei sei mesi in cui una delle due parti non starà con il cane potrà comunque «vederlo e tenerlo due giorni la settimana, anche continuativi, notte compresa».
Dunque, il tribunale può ben decidere di affidare l’animale domestico a uno degli ex partner, stabilendo il diritto di visita dell’altro padroncino per qualche giorno nella settimana. Oppure si può prevedere una perfetta divisione dell’anno solare: per sei mesi il cane sta con uno dei due, per gli altri sei mesi con l’altro. Insomma, una forma di affido condiviso proprio come con i figli: entrambi i titolari del quadrupede mantengono pari diritti e doveri, le decisioni più importanti vanno prese all’unisono, così come le spese impreviste vanno divise a metà. Non importa che il microcip sia intestato a uno dei due soltanto. Ciò che conta – così come per i figli – è l’interesse primario dell’animale, non il certificato di proprietà.
E per il mantenimento? Spese divise a metà. Decisione salomonica.

[1] Trib. Roma, sent. n. 5322/16.
[2] L. n. 76/2016.