Termine minimo di conservazione o data di scadenza?

Termine minimo di conservazione o data di scadenza?

Agosto 18, 2016 0 Di Blogger

Qual’è la differenza tra “termine minimo di conservazione e scadenza”

Leggere correttamente l’etichetta di un alimento spesso può non essere cosa semplice per i non addetti ai lavori, per le numerosissime informazioni contenute.
Le informazioni sono tante e tali proprio per fornire al consumatore una corretta e trasparente conoscenza deIl’alimento che ha comperato e che arriverà sulla sua tavola, senza indurre in errori, dubbi o male interpretazioni sulle caratteristiche specifiche del prodotto a cui non devono in nessun modo essere attribuiti proprietà o effetti che esso non ha.
E’ bene imparare a conoscere che cosa si deve intendere con l’espressione scadenza del prodotto.
La prima cosa da sottolineare è che ci sono due tipi di scadenza: la scadenza indicata con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” e la scadenza con la dicitura “da consumarsi entro”.
La prima si chiama termine minimo di conservazione mentre la seconda è la scadenza vera e propria. Cosa le differenziano?
Il termine minimo di conservazione indica che le caratteristiche del prodotto rimangono inalterate fino alla data indicata, dopodiché lo si può comunque consumare ma non se ne assicura l’integrità . Per esempio se una confezione di biscotti presenta il termine minimo di conservazione e si mangiano i biscotti dopo breve tempo la data in esso indicata, non significa che tali biscotti fanno male.
È possibile che non siano così friabili come lo sarebbero appena sfornati, ma non significa che non siano commestibili! Il termine minimo di conservazione rappresenta infatti il termine temporale entro il quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione, superato il detto termine è ancora possibile dunque consumare il prodotto.
Il termine minimo di conservazione, dunque, è da riferire unicamente alle caratteristiche organolettiche e di appeal del prodotto piuttosto che alla sicurezza. Più ci si allontana dal predetto termine più vengono meno i requisiti della qualità del prodotto senza però pericoli per la sicurezza.
La scadenza vera e propria invece, indicata con la dicitura “da consumarsi entro”, indica un termine oltre il quale il prodotto può costituire un pericolo per la salute a causa della proliferazione batterica.
Per legge è vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.
Il negoziante ha l’obbligo di togliere dalla vendita i prodotti scaduti.
In entrambe le fattispecie la data deve essere scritta in modo chiaro e leggibile con caratteri indelebili e in una posizione facilmente individuabile dal consumatore.
La data si compone dell’indicazione, nell’ordine , del giorno, del mese e dell’anno con le seguenti modalità: • per i prodotti alimentari conservabili per meno di tre mesi, è sufficiente l’indicazione del giorno e del mese; • per i prodotti alimentari conservabili per più di tre mesi ma non oltre i diciotto mesi, è sufficiente l’indicazione del mese e dell’anno; • per i prodotti alimentari conservabili per più di diciotto mesi è sufficiente l’indicazione dell’anno.
L’indicazione della data non è invece obbligatoria per i prodotti ortofrutticoli freschi, il vino e l’aceto, il sale e lo zucchero, i prodotti da forno, pane, focacce e prodotti da pasticceria freschi, bevande alcoliche con percentuale di alcol superiore al 10%, gomme da masticare e prodotti simili.
Ugualmente non sussiste l’obbligo dell’indicazione della data di scadenza per i prodotti da banco che devono solo indicare la temperatura di conservazione dell’alimento.
Fonte : http://www.an.camcom.gov.it/