Cosa fare per togliere un nome da Google e internet

Cosa fare per togliere un nome da Google e internet

Maggio 29, 2016 0 Di wp_9446713

Diritto all’oblio: la cancellazione delle notizie pregiudizievoli alla propria reputazione dai link di Google, l’eliminazione dei tag e la de-indicizzazione.

Togliere il proprio nome da Google, o meglio dai siti che contengono notizie giornalistiche, è diventata una delle priorità del nuovo millennio, connessa all’uso smodato (e, a volte, indiscriminato) che si fa di siti e blog. Le informazioni viaggiano alla velocità della luce e fanno il giro del mondo in pochi minuti; così il nome di una persona, coinvolta in una particolare vicenda di cronaca, può essere ribattuto su decine (a volte centinaia) di siti. E lì rimane per anni.

Tuttavia, ogni cittadino ha il diritto di chiedere e ottenere la cancellazione del proprio nome da internet: si chiama diritto all’oblio e, benché non abbia ancora trovato espressa previsione in una norma di legge, è riconosciuto da tutti i giudici italiani. Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ammesso l’esistenza del diritto all’oblio, accordando peraltro al cittadino una tutela rafforzata: non solo nei confronti del titolare del sito contenente il nome e cognome dell’interessato (tenuto a cancellare i dati personali dalle notizie non più attuali), ma anche verso Google, a cui la medesima domanda può essere indirizzata.

La stessa UE ha di recente approvato una direttiva che riforma il diritto alla privacy e prevede, per la prima volta, la regolamentazione del diritto all’oblio. Sarà a questo punto interessante verificare come reagiranno gli Stati Membri all’attuazione del dettato normativo comunitario.In questa breve scheda cercheremo di spiegare come togliere un nome da Google sulla base delle leggi e delle sentenze fino ad oggi emanate.

Il diritto all’oblio è il diritto spettante a chiunque di vedere cancellato il proprio nome e cognome, e tutti gli altri riferimenti ai propri dati personali, da una notizia di cronaca o da qualsiasi altra pubblicazione. Il diritto spetta sia su internet che sui tradizionali giornali di carta stampata.

Il diritto alla cancellazione scatta dopo che la notizia non può più considerarsi “attuale”, venendo infatti meno l’interesse pubblico al fatto; in tal modo, il diritto di cronaca lascia il passo al diritto alla privacy dell’interessato.

Non esiste una legge che stabilisca dopo quanto tempo una notizia non si può più considerare attuale e, quindi, vada cancellata da internet. La valutazione potrebbe dipendere dalla gravità del fatto, da quanti strascichi lo stesso ha comportato su eventuali ulteriori fatti di cronaca collegati, ecc. Di norma, si ritiene che dopo uno o due anni venga meno l’interesse pubblico a un fatto di cronaca che non abbia avuto particolari riverberi sulla vita politico-sociale ed economica del Paese.

La notizia di una condanna, un arresto, un’indagine ecc. va cancellata da internet a prescindere dalla colpevolezza o dall’innocenza del soggetto coinvolto. Il diritto all’oblio è infatti collegato strettamente al diritto del condannato ad essere dimenticato, in modo da poter rifarsi una vita. Il tutto in linea con il principio costituzionale secondo cui la pena non deve tendere all’emarginazione del colpevole, ma al suo reinserimento nella società.

Dunque, è possibile chiedere la cancellazione del proprio nome da Google sia che il soggetto sia stato condannato, sia nell’ipotesi in cui, dopo la pubblicazione della notizia dell’avvio delle indagini, il soggetto sia stato assolto o la pena gli sia stata ridotta in appello.

Dopo che la notizia non è più attuale, l’interessato può presentare una domanda di cancellazione al proprietario del sito internet nel quale è presente il suo nome, indicando con precisione il link della pagina web (cosiddetto URL). La richiesta può essere inoltrata tramite email o, meglio, con raccomandata a.r.

Se il proprietario del sito o l’editore non dovesse rispondere, la domanda potrà essere riformulata attraverso una diffida di uno studio legale, che provvederà a formulare un preavviso di azione giudiziaria.

Secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza, il proprietario del sito può adottare una delle seguenti azioni:

– cancellare tutta la pagina contenente la notizia;

– cancellare il nome dell’interessato, e ogni dato che possa ricondurre il lettore a comprendere di chi si sta parlando;

– mantenere la pagina ancora pubblica, ma cancellare i cosiddetti “tag” che consentono a Google (e agli altri motori di ricerca) di accorgersi della presenza di quel determinato nome e “indicizzarlo”, ossia far sì che, appena si digiti quel determinato nome, compaia quella specifica pagina.

Secondo quanto chiarito nel 2014 dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea, anche Google è responsabile della presenza del nome di un cittadino sulle proprie pagine quando la notizia non è più di pubblico interesse. A tal fine ha predisposto un modulo ove inoltrare le richieste. Questo modulo è raggiungibile a questo link. Google sarà tenuto a cancellare non la pagina del sito, ma la presenza di quest’ultima dai propri risultati, in modo da non renderla più reperibile.

Il titolare dei dati può rivolgersi al Garante della Privacy, presentando un apposito ricorso, o al giudice ordinario del luogo ove ha sede il titolare del sito internet. In quest’ultimo caso è possibile procedere con un ricorso in via d’urgenza (si chiama anche “Articolo 700”, con riferimento al codice di procedura civile che regola i ricorsi cautelari). Il tutto dovrebbe concludersi nel giro di pochi mesi.

Fonte: http://www.laleggepertutti.it