Tutte le novità del Collegato Ambientale 2016

Tutte le novità del Collegato Ambientale 2016

Marzo 24, 2016 0 Di wp_9446713

Il Collegato Ambientale contiene una raccolta di norme che toccano a più livelli l’ambiente e che sono entrate in vigore lo scorso 2 febbraio 2016 che vanno dal piano di tutela delle acque agli incentivi per i programmi di mobilità sostenibile; dalle norme su raffinerie e centrali termiche fino agli acquisti “verdi” da parte delle pubbliche amministrazioni.

ABBANDONO DI RIFIUTI: COSA SI RISCHIA CON LE NUOVE NORME?

La norma che riguarda il maggior numero di individui riguarda le sanzioni per l’abbandono di rifiuti di “piccole e piccolissime dimensioni”. Mozziconi di sigaretta, fazzolettini di carta e scontrini (solo per citare alcuni) non dovranno più essere gettati per terra: in primo luogo per un discorso di educazione civica (che dovrebbe valere a prescindere da ogni altro discorso) ma anche per le sanzioni cui potranno incorrere i trasgressori che vanno da 30 a 150 euro.

La Legge 221/15 ha introdotto le sanzioni, diversificate fra “rifiuti di prodotti da fumo” e “rifiuti di piccolissime dimensioni” attraverso puntuali modifiche al “Codice dell’ambiente”, in particolare:
1. Aggiungendo gli articoli 232-bis e 232-ter;
2. introducendo la norma sanzionatoria (da trenta a centocinquanta euro per i rifiuti di piccolissime dimensioni, fino al doppio per i prodotti da fumo) nell’articolo 255 sull’abbandono di rifiuti;
3. dedicando un apposito comma (2 bis), nell’articolo 263 “proventi delle sanzioni amministrative”.

In buona sostanza la metà dei proventi, quella riservata allo Stato, dovrebbe finanziare campagne di sensibilizzazione, l’altra metà di spettanza comunale dovrebbe finanziare l’acquisto di contenitori stradali per mozziconi, la pulizia dei sistemi fognari urbani e, nuovamente, campagne di sensibilizzazione.

Il legislatore non è invece intervenuto sull’articolo 262 che disciplina la competenza e la giurisdizione delle sanzioni amministrative della parte quarta del “Codice dell’ambiente”.
Conseguentemente, all’irrogazione delle nuove sanzioni amministrative pecuniarie introdotte dalla Legge 221/2015 provvederà la Provincia nel cui territorio e’ stata commessa la violazione.

Il richiamato articolo 262 riserva, infatti, ai Comuni le sole sanzioni previste dall’articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all’articolo 226, comma 1, (smaltimento in di-scarica degli imballaggi).

Tralasciamo i commenti su quest’ultima previsione che è già stata oggetto di critiche, fin da subito, per l’evidente incongruenza rispetto al complessivo riparto di competenze fra le istituzioni coinvolte nel sistema di gestione rifiuti.

Mi interessa invece sottolineare come, pur in presenza di un percorso di riforme destinato a “superare” le Province, il legislatore abbia deciso di confermare la competenza in capo alle stesse anche per una tipologia di sanzione che, per sua natura, interessa il territorio dei singoli Comuni.

Sarà, infatti, alla Provincia che dovranno essere pagate le multe, verosimilmente accertate per lo più dalla Polizia Locale dei Comuni, come pure ad essa spetterà emanare le eventuali ingiunzioni verso coloro che non dovessero pagare nei termini. Il provvedimento ministeriale previsto dal nuovo comma 2-bis dell’articolo 263 dovrà invece indicare modi e tempi con i quali le Province riverseranno gli introiti allo Stato ed ai Comuni interessati.

Inizialmente ho pensato che il nuovo compito affidato alle Province fosse dovuto ad una svista. Che non si sia trattato di una dimenticanza è confermato invece, indirettamente, da un’altra disposizione della Legge 221/2015, ovvero l’articolo 34 che, modificando la legge istitutiva del tributo per il deposito di rifiuti in discarica, ha eliminato la previsione in base alla quale il 10% del tributo era destinato alle Province, dimostrando così che il legislatore aveva ben presente il destino segnato dell’istituzione intermedia.

Si può quindi affermare che la vituperata Provincia, per quanto in disarmo, sia stata ritenuta ancora il soggetto più idoneo a garantire che i verbali di accertamento delle nuove sanzioni non si limitino a produrre faldoni che ammuffiscono negli archivi, ma contribuiscano a colpire abitudini così riprovevoli. I dipendenti delle Province, nel frattempo, continuano a chiedersi “Quo vado”?

PA E ACQUISTI: QUALI SONO I NUOVI OBBLIGHI?

Tra le novità più importanti nel Collegato Ambientale emergono le misure che favoriscono, rendendoli quasi obbligatori, gli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni. Tra i criteri di valutazione dell’offerta più vantaggiosa dal punto di vista economico (art. 83 del Codice degli Appalti – d.lgs. n. 163/2006), per esempio, viene immesso il possesso del marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE).

In aggiunta a ciò, la garanzia da versare alla stazione appaltante viene diminuita del 30% qualora l’impresa che partecipa alla gara possieda una certificazione EMAS o UNI EN ISO 14001.

REGIONI E COMUNI: QUALI SONO I NUOVI OBBLIGHI?

Le nuove misure previste dalla legge n. 221/2015 non si esauriscono qui. Spunta una proroga al 31 dicembre 2016 entro cui le Regioni sono tenute a presentare il Piano di tutela delle acque secondo quanto stabilito dal Codice dell’Ambiente (d.lgs. n. 152/2006).

Rimanendo in tema, poi, viene concessa la facoltà ai sindaci dei Comuni di italiani di consentire lo scarico in pubblica fognatura delle acque reflue di vegetazione provenienti dai frantoi oleari nel caso non si ravvisino criticità particolari.

MOBILITA’ SOSTENIBILE: QUALI NOVITA’?

Particolarmente significativi sono i finanziamenti per i programmi di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, estesi alle iniziative degli enti locali e degli ambiti territoriali che hanno più di 100mila abitanti. Il Ministero dell’Ambiente, inoltre, potrà assegnare 35 milioni di euro per sostenere attività di car sharing, car pooling, bike sharing e anche per il potenziamento di ciclovie e piste ciclabili sulla tratta Bologna.

RAFFINERIE E CENTRALI TERMICHE: QUALI NOVITA’?

Cambiamenti sono stati introdotti anche per le raffinerie e le centrali termiche di potenza sopra 300 MW. Nell’ambito della VIA, l’ISS può prevedere la realizzazione di una valutazione di tipo sanitario. Restando in materia di valutazione di impatto ambientale, il Collegato Ambientale modifica il Codice dell’Ambiente per quanto riguarda lo scarico in mare delle acque da ricerca di idrocarburi e da movimentazione dei fondali marini per la posa di condotte e cavi. Da febbraio, quindi, se per tali attività è necessaria la VIA, l’autorizzazione allo scarico può essere fornita dalla stessa autorità che ha rilasciato il documento di valutazione.

Fonte   http://www.leggioggi.it/