Mutuo a tasso fisso o variabile, cosa conviene in tempi di inflazione zero?

Mutuo a tasso fisso o variabile, cosa conviene in tempi di inflazione zero?

Marzo 6, 2016 0 Di wp_9446713

Qualche considerazione sulle opportunità dell’una e dell’altra scelta oggi.

Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha fatto intendere piuttosto chiaramente all’ultimo board di gennaio che con la seconda riunione annuale di marzo, l’istituto dovrebbe varare nuovi stimoli monetari, tesi a ravvivare l’inflazione nell’Eurozona, tornata negativa a febbraio (-0,2%) dopo 5 mesi. Dunque, ci aspettano nuova liquidità in arrivo sui mercati finanziari e un nuovo possibile taglio dei tassi overnight.

Ma quali effetti potrebbero avere le nuove misure sulle vite ordinarie di noi italiani? E’ questa una delle domande che si pongono, in particolare, coloro che hanno acceso, magari da poco, un mutuo per l’acquisto di una casa o chi si accinge a farlo. Questi ultimi, in particolare, potrebbero trovarsi disorientati rispetto alla scelta tra l’opzione a tasso fisso e quella a tasso variabile.

Mutuo casa, le opzioni

Iniziamo subito col dire che i mutui a tasso fisso sono quelli, il cui importo della rata non varia al mutare dei tassi sul mercato. Garantiscono al mutuatario maggiore sicurezza contro i rischi di un aumento dell’importo mensile da sostenere nel caso di un rialzo dei tassi, ma allo stesso tempo lo privano della possibilità di sfruttare eventuali fasi positive, ovvero quelle di discesa dei tassi.

I mutui a tasso fisso sono agganciati all’Eurirs, ovvero al tasso medio swap registrato nell’Eurozona per una data scadenza. Ad esempio, un mutuo ventennale è legato all’Eurirs a 20 anni, al quale la banca applica uno spread. Attualmente, l’Eurirs a 20 anni si attesta appena al di sopra dell’1%, avendo perso oltre 50 punti base dall’inizio dell’anno. Prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008, questo tasso valeva mediamente il 4,70%. Ma anche rispetto allo scorso anno si mostra in questi giorni più basso: nel 2015 si è attestato mediamente all’1,34%.

Dunque, mai come in questi mesi sarebbe conveniente per un cliente acquistare casa con un mutuo a tasso fisso, anche se sono altrettanto allettanti pure quelli a tasso variabile. Questi sono agganciati all’Euribor, in genere con scadenza a 1 o 3 mesi. L’Euribor a un mese viaggia su valori negativi, attestandosi al momento al -0,28% e registrando un calo di 105 bp rispetto all’inizio dell’anno. Prima della crisi, sfiorava il 4%, mentre lo scorso anno è stato mediamente del -0,07%.

Ciò significa che anche la scelta del tasso variabile sta diventando sempre più conveniente rispetto ai mesi passati. Tuttavia, a noi interessa la prospettiva e non il passato. Sempre con riferimento a un mutuo ventennale, sono importantissimi soprattutto i primi 5-10 anni, quelli su cui ricade il sostenimento di grossa parte degli interessi.

Inflazione attesa bassa ancora per anni

Infatti, le prime rate di un prestito sono costituite quasi essenzialmente dagli interessi, mentre il capitale rimborsato è basso. Viceversa, man mano che i pagamenti progrediscono, il peso degli interessi si riduce e sale quello del capitale. Ciò è importante ai fini delle variazioni dei tassi di mercato, che incidono particolarmente sull’importo delle rate di un mutuo a tasso variabile per i primi anni, mentre se si è nella parte finale dell’ammortamento, tali variazioni hanno scarso peso.

Ma per capire cosa potrebbe accadere nei prossimi anni, dovremmo stare attenti alleaspettative del mercato con riguardo all’inflazione, che è proprio il target a cui punta la BCE. Prendendo per buona la differenza tra i rendimenti dei BTp a cedola fissa e quelli dei BTp legati all’inflazione ed entrambi con scadenza nel 2023, otteniamo che gli investitori si attenderebbero ad oggi un’inflazione intorno all’1,2% da qui ai prossimi 8 anni, ossia ben al di sotto dell’obiettivo di quasi il 2% della BCE.

Ne consegue, che il clima sui mercati sarebbe incline a favorire bassi tassi ancora a lungo, date le attese “fredde” sulla crescita dei prezzi. Se lo scenario dovesse essere confermato, chi oggi contrae un mutuo a tasso variabile dovrebbe poter guardare con relativo ottimismo all’andamento del mercato negli anni di maggiore impatto per la rata periodica sostenuta. Immaginando che davvero l’inflazione dovesse tenersi al di sotto del target della BCE nei prossimi 5-10 anni e che successivamente risalirà progressivamente, si avrebbe tutto il tempo di sfruttare la fase dei bassi tassi, godendo di una rata più bassa di quella che si sosterrebbe con un mutuo a tasso fisso.

Chiaramente, dovrebbe arrivare, ad un certo punto, il momento in cui il tasso variabile risulterà meno conveniente del fisso, ma stando alle proiezioni attuali, per allora l’impatto sul mutuo residuo sarebbe contenuto e non tale da annullare il beneficio già goduto. Di certezze, però, non possono esservi, perché se l’inflazione risalisse velocemente, tale da indurre la BCE a reagire con una stretta monetaria meno graduale delle attese, il quadro muterebbe in senso opposto e la scelta si rivelerebbe sconveniente.

Anche per questo, il mercato offre soluzioni intermedie, come il mutuo a tasso variabile con cap, che fissa un limite massimo agli interessi applicati, oppure il mutuo a tasso variabile con rata costante, in cui a mutare sarebbe il periodo dell’ammortamento. Infine, altri prodotti offrono anche la facoltà di passare dall’uno all’altro tipo di mutuo nel corso dell’ammortamento, sfruttando così a propria convenienza le variazioni del mercato.

Fonte http://www.investireoggi.it/