Gli accordi collettivi salvano le co.co.co.

Gli accordi collettivi salvano le co.co.co.

Gennaio 15, 2016 0 Di wp_9446713

Non tutti i rapporti noti col nome di co.co.co. (collaborazioni coordinate e continuative), saranno da abolire o sostituire

Infatti sono già stati sottoscritti accordi collettivi, che mettono al riparo dalla presunzione di subordinazione.

I datori di lavoro che avevano rapporti di lavoro “non genuini” hanno avuto la possibilità di stabilizzare i lavoratori lo scorso anno godendo dell’estinzione degli illeciti

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo i co.co.co. non scompariranno del tutto, in quanto sarà ancora possibile farvi ricorso senza la necessità di definire un progetto, libero da qualsivoglia vincolo di durata, svincolato dall’obbligo di raggiungimento di un risultato e in mancanza di criteri legali per la determinazione del compenso.

Le professioni “dubbie”ad esempio, un insegnante di scuola privata, che solitamente è inquadrato con un contratto di collaborazione nello svolgimento del suo lavoro, è tenuto al rispetto degli orari ed all’effettuazione della docenza in determinate aule o locali, ma organizza le lezioni in modo autonomo, senza essere soggetto a potere disciplinare o direttivo da parte del management della scuola.

Un’organizzazione siffatta, secondo quanto stabilito dal Testo Unico dei contratti, è pienamente riconducibile al lavoro subordinato, a causa dell’etero-organizzazione di tempi e luogo di lavoro. È possibile salvarsi dalla subordinazione, tuttavia, qualora l’insegnante sia libero di decidere l’orario, o possa scegliere di effettuare parte delle lezioni in modalità e-learning, senza essere legato a un luogo di lavoro.

Nel caso del softwarista poiché l’autonomia di tale figura è rilevante, considerate le modalità di svolgimento degli incarichi e le particolari competenze, solitamente è inquadrato dall’azienda come co co co o Partita Iva, anche se è tenuto a rispettare lo stesso orario del personale, per esigenze pratiche. Secondo il dispositivo del Testo Unico, tale figura è da ricondursi al lavoro subordinato, a causa del rispetto dei tempi e del luogo di lavoro: non sarebbe riconducibile, invece, qualora il lavoratore fosse libero di gestire tempi e luogo, magari operando da remoto.

Nell’ipotesi del libero professionista iscritto all’albo che collabora presso uno studio con partita Iva, pur essendo tale casistica, secondo il Testo unico, ricompresa in quelle che escludono la presunzione di subordinazione, di fatto il professionista è soggetto alle direttive dello studio, pertanto si concretizzerebbe un rapporto subordinato a causa della etero-direzione. Per escludere il rischio, la collaborazione dovrebbe essere regolata da un coordinamento con la committenza.

 Gli accordi collettivi salvano la subordinazione delle collaborazioni in concreto, il Testo Unico prevede infatti specifici accordi collettivi. Difatti, per le collaborazioni disciplinate da intese specifiche, con le organizzazioni sindacali più rappresentative, si determina l’inapplicabilità del criterio dell’etero-organizzazione verso i collaboratori rientranti nella sfera di azione del contratto.

 

Molti altri settori, oltre quelli elencati, si stanno iniziando a muovere per creare degli accordi ad hoc che permettano la sopravvivenza delle co.co.co. all’interno di specifici ambiti. Per quanto concerne le Pmi, è stato espressamente richiesta la regolamentazione di una particolare situazione lavorativa, quella degli ex dipendenti in pensione, che devono permanere in azienda per un periodo limitato, allo scopo di istruire i nuovi dipendenti.

Gli accordi collettivi salvano le co.co.co.