Test   Tastiere virtuali  Qualità non eccelsa e privacy a rischio:

Test Tastiere virtuali Qualità non eccelsa e privacy a rischio:

Settembre 8, 2015 0 Di wp_9446713

A quelle scaricabili dagli store online meglio preferire quelle fornite in dotazione.

La foto del gatto come sfondo del cellulare e del tablet; una suoneria diversa per le telefonate in arrivo da parenti, amici o colleghi. Una per gli sms e un’altra ancora per la sveglia al mattino. Ormai siamo abituati a personalizzare tutte, o quasi, le funzioni dei nostri dispositivi elettronici.

A questa moda non sfuggono le tastiere virtuali, quelle che appaiono sullo schermo quando scriviamo un messaggio o una email: per andare a caccia di una grafica più accattivante, per cambiare sfondo a piacimento oppure per scrivere più agevolmente, dagli store di app si possono scaricare tastiere da usare in alternativa a quelle preinstallate.

Ma quanto sono funzionali e affidabili?

Con il nostro test abbiamo voluto verificare se vale la pena scaricare queste tastiere “non ufficiali”, mettendole a confronto con quella in dotazione sia per iOS sia per Android. Per entrambi i sistemi operativi abbiamo analizzato le quattro principali alternative:

Swype (a pagamento),

Swiftkey+Emoji (gratuita),

ai.type (versione sia gratuita sia a pagamento).

Preinstallato batte app In generale, lo diciamo subito, la tastiera migliore nel complesso è quella fornita dal sistema operativo, che raggiunge un ottimo risultato nelle varie prove.

Questo è il primo importante motivo per cui non è consigliabile installarne altre. Tra l’altro sia Google (che realizza molte delle tastiere presenti su dispositivi che utilizzano Android e che abbiamo preso come riferimento) sia Apple (che produce la tastiera per gli apparati che usano iOS) non stanno certo a guardare e sono in continuo miglioramento: è facile immaginare che a breve anche i due colossi tecnologici aumenteranno la possibilità di personalizzazione dei loro prodotti.

Proteggere i dati sensibili Un altro motivo che sconsiglia di rivolgersi alle app per scegliere una tastiera è legato alla questione della privacy, cioè alla protezione dei dati sensibili. Quello che abbiamo potuto verificare in laboratorio è il grado di protezione mentre digitiamo sulla tastiera. In pratica, abbiamo voluto controllare cosa, di ciò che scriviamo con queste tastiere virtuali, viene inviato a server esterni.

Naturalmente non possiamo sapere cosa se ne fanno le aziende che lo ricevono, ma già sapere cosa viene inviato è un’indicazione molto interessante.

Nella maggior parte dei casi i risultati sono rassicuranti: non viene inviato nulla o al limite qualche informazione relativa al modello del telefono, utile per i cosiddetti “crash report” (in pratica, quando si “pianta” l’applicazione).

Ma c’è un’eccezione pesante: la tastiera ai.type per Android (sia nella versione gratuita sia in quella a pagamento) invia ai propri server tutto ciò che viene digitato, lettera per lettera, e trasmette persino informazioni che l’utente non fornisce all’app, come il proprio indirizzo email o l’elenco delle altre app che usa sul telefono.

Per giunta tutto ciò viene inviato “in chiaro”, esponendo quindi l’utente al rischio che tali dati vengano agevolmente intercettati da terzi.

da altroconsumo.it