Pensioni a confronto: Italia più severa d’Europa

Pensioni a confronto: Italia più severa d’Europa

Luglio 28, 2015 1 Di wp_9446713

Requisiti pensione di vecchiaia o anticipata in Italia, dal 2050 i più severi: pensioni a confronto Italia-Europa nel report della Camera.

In Italia, quando la Riforma Pensioni 2011 sarà pienamente a regime (nel 2050) ci vorranno 69 anni e 9 mesi di età per andare in pensione, il requisito più alto previsto dalle attuali legislazioni europee: il dato si rileva da una elaborazione della Camera dei Deputati, che mette le pensioni a confronto in 31 paesi UE. E anche sulla pensione anticipata, l’Italia è fra le più severe del Vecchio Continente (in relazione ai criteri per ritirarsi dal lavoro). Vediamo brevemente le principali evidenze del Rapporto “Pensione di vecchiaia e pensione anticipata nei Paesi europei” del Servizio Studi di Montecitorio.

Pensioni di vecchiaia

In questo momento, in Italia per la pensione di vecchiaia ci vogliono 66 anni e 3 mesi per gli uomini dipendenti o autonomi e per le donne dipendenti pubbliche, mentre per le lavoratrici dipendenti del privato bastano 63 anni e 9 mesi e per le autonome 64 anni e 9 mesi. Sono diversi i paesi europei che prevedono invece requisiti più stringenti:

  • Germania: 67 anni, oppure 65 anni con 45 anni di contributi;
  • Francia: regime graduale, per cui non sempre il sistema è meno favorevole di quello italiano. Comunque, si arriva a 67 anni per chi è nato dopo il 1955;
  • Svezia: da 61 anni a 67 anni, con la possibilità di restare al lavoro con il consenso del datore;
  • Norvegia: si va dai 62 anni 75 anni;
  • Spagna: 65 anni con 35 anni e 6 mesi di contributi oppure 65 anni e 2 mesi con meno contributi;
  • Grecia: regime più severo per gli uomini, 67 anni (bastano però 15 anni di contributi), e più conveniente per le donne, 62 anni, che però devono avere 40 anni di contributi;
  • Islanda: si va dai 65 ai 70 anni, la pensione nazionale si raggiunge comunque a 67 anni;
  • Finlandia: si va dai 63 ai 68 anni, a seconda dei guadagni, con pensione nazionale a 65 anni;
  • Lussemburgo: 65 anni per tutti;
  • Danimarca: 65 anni;
  • Cipro: 65 anni per tutti, 63 per i minatori;
  • Malta: 65 anni per tutti i nati dopo l’1 gennaio 1962, per i lavoratori più anziani l’età varia dai 60 ai 64 anni;
  • Olanda: 65 anni e 2 mesi;
  • Portogallo: 66 anni;
  • Slovenia: 65 anni per tutti.

=> I nuovi requisiti per la pensione dal 2016

Abbiamo elencato solo i paesi che hanno, almeno per una delle categorie di pensionati (uomini o donne), un requisito di accesso attualmente più alto di quello italiano. Tutti gli altri paesiconsiderati (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svizzera, Ungheria) hanno invece sistemi che prevedono requisiti meno stringenti dell’Italia per andare in pensione. Quando però sarà completata la gradualità prevista dalla Riforma Fornero, nel 2050, pur considerando anche le analoghe riforme approvate dagli altri paesi europei (che in diversi casi inaspriscono i paletti nei prossimi anni), l’Italia diventerà il paese in cui si va in pensione più tardi, a quasi 70 anni.

=> Pensioni anticipate: effetto Riforma Fornero

Pensione anticipata

In Italia ci vogliono 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per ledonne. Ci sono una serie di paesi europei in cui questa forma di pensione non esiste: Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. Dove invece è prevista, i requisiti sono in genere meno stretti di quelli italiani (la media è 35 anni di contributi). I paesi che, insieme all’Italia, prevedono paletti più alti sono:

  • Germania: c’è un sistema molto complicato che prevede diverse opzioni con decurtazione dell’assegno. Senza abbassare la pensione, ci vogliono 63 anni di età e 45 anni di contributi;
  • Austria: 40 anni di contributi e 62 anni di età;
  • Slovenia: 60 anni di età e 40 anni di contributi.
  • Belgio: 39 anni di contributi e 61 anni di età (oppure 40+60);

Fonte: Servizio Studi Camera dei Deputati

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