Farmaci, confronta i prezzi e trova il meno caro

Farmaci, confronta i prezzi e trova il meno caro

Luglio 5, 2015 0 Di wp_9446713

Molti farmaci “di marca” hanno un equivalente: è un medicinale che ha lo stesso principio attivo nella stessa quantità, la stessa forma, con efficacia e sicurezza del tutto paragonabili, ma con un prezzo inferiore. 

  • Cos’è un farmaco equivalente?
    Il termine “equivalente” ha definitivamente sostituito, nel 2005, il precedente “generico”: si tratta di medicinali che per legge devono avere  lo stesso principio attivo, nella stessa quantità, del farmaco di riferimento, di cui è scaduto il brevetto. Hanno, inoltre, la stessa forma farmaceutica (compresse, sciroppo, ecc.) o molto simile (può trattarsi di compresse effervescenti, ad esempio, invece che di compresse classiche) e la stessa “biodisponibilità” (raggiungono, cioè, una certa concentrazione nel sangue negli stessi modi e tempi).
  • Gli equivalenti devono essere identici ai farmaci di marca?
    Non devono essere identici, possono anche avere qualche eccipiente (sostanza non farmacologicamente attiva) diverso. L’importante è che contengano lo stesso principio attivo, nello stesso dosaggio, e abbiano la stessa forma farmaceutica in modo da garantire la stessa biodisponibilità del farmaco di marca equivalente.
  • Come si distingue l’equivalente dal farmaco di marca?
    L’azienda produttrice di equivalenti dà solitamente al medicinale il nome del principio attivo, seguito dal nome dell’azienda stessa, per es. diclofenac Doc o ticlopidina Ratiopharm. Però potrebbe anche dargli un nome di fantasia, come succede per i medicinali griffati. In ogni caso, sulla confezione esterna del farmaco equivalente deve essere presente, per obbligo di legge, la dicitura “medicinale equivalente”.
  • Il trattamento con un equivalente deve durare di più perché è meno efficace?
    No. Se l’autorità competente ha autorizzato l’immissione in commercio di un farmaco equivalente, significa che ha analizzato i risultati degli studi di bioequivalenza e li ha ritenuti validi, appropriati, tali da presumere che ci sia anche un’equivalenza terapeutica (cioè di effetto) tra i due farmaci. E’ l’ente che autorizza l’entrata in commercio del farmaco equivalente (Aifa in Italia ed Ema in Europa) a garantirci che l’efficacia dei due farmaci (quello di marca e il suo equivalente) sia sovrapponibile.
  • Gli eccipienti degli equivalenti devono essere uguali a quelli dei farmaci di marca?
    No. Gli eccipienti sono sostanze che non hanno azione farmacologica, ma conferiscono al medicinale una forma (ma anche un sapore, un colore) idonea ad essere somministrata e modulano la liberazione del principio attivo nel sangue. Per preparare una capsula, per esempio, si usano certi eccipienti, diversi da quelli che si usano nella preparazione di una compressa o di uno sciroppo. La legge non prevede che gli eccipienti contenuti in un farmaco equivalente debbano essere gli stessi contenuti nel medicinale di marca corrispondente. L’importante è che sia garantita la stessa biodisponibilità.
  • Bisogna fidarsi delle aziende che producono equivalenti?
    Le aziende produttrici di farmaci equivalenti sono aziende farmaceutiche, esattamente come quelle che producono medicinali griffati. Entrambe hanno ottenuto un’autorizzazione ministeriale a produrre farmaci. Non bisogna dimenticare, inoltre, che in alcuni casi a produrre i farmaci equivalenti sono le stesse aziende produttrici di medicinali di marca, per esempio: dietro la DOC generici ci sono le aziende farmaceutiche italiane Zambon e Chiesi e il gruppo canadese Apotex; la produzione dei generici Sandoz fa capo all’azienda Novartis; Angenerico è il generico-equivalente firmato Angelini.
  • Perché i farmaci equivalenti costano meno?
    Per legge i farmaci equivalenti devono avere un prezzo di almeno il 20% inferiore rispetto ai farmaci di marca corrispondenti, ma la percentuale può essere ancora più alta. Ad esempio, il farmaco di marca Zovirax (GSK) crema 5% da 10 g costa € 19,50; gli equivalenti Aciclovir Doc o Dorom – sempre crema 5% da 10 g – costano € 8,10 (il 58% in meno). Questo abbassamento del prezzo è giustificato dal fatto che le aziende produttrici di equivalenti non devono effettuare ex-novo gli studi di efficacia e sicurezza, già fatti dall’azienda che possedeva il brevetto sul farmaco di marca. Il brevetto è proprio ciò che conferisce a un’azienda l’esclusività nella produzione di un determinato farmaco e serve a ripagare l’azienda dei costi sostenuti per la ricerca e lo sviluppo del medicinale stesso. Con la scadenza del brevetto decadono i privilegi di esclusività e qualunque azienda può produrre il farmaco equivalente, con un conseguente abbassamento del prezzo.
  • Perché conviene scegliere i farmaci equivalenti? Chi ci guadagna?
    A risparmiare direttamente con gli equivalenti sono sia i cittadini – che spendono meno per i farmaci a pagamento (di classe C) – che lo Stato. La maggior parte dei farmaci equivalenti appartiene infatti alla classe A, quella rimborsata dal Ssn. Si capisce quindi perché lo Stato risparmia: se fino ad un certo momento ha rimborsato un farmaco mutuabile che costava ad esempio 10 euro, da quando è disponibile il farmaco equivalente (che costa per esempio 7 euro) lo Stato rimborsa 7 euro e risparmia 3 euro, che reinveste (il Servizio sanitario nazionale, infatti, rimborsa solo il costo dell’equivalente; se si sceglie il farmaco di marca, il cittadino dovrà aggiungere la differenza di prezzo e – in ogni caso – l’eventuale ticket regionale). I soldi risparmiati, poi, vengono utilizzati in altre aree, in particolare quella dei farmaci innovativi e quella dei farmaci orfani per il trattamento delle malattie rare. Infine, l’entrata in commercio degli equivalenti ha avuto il merito di far abbassare il prezzo anche dei medicinali griffati.
  • Il medico o il farmacista può obbligarmi a comprare l’equivalente?
    No, la scelta del farmaco (di marca o equivalente che sia) spetta sempre al cittadino. Il medico, la prima volta che prescrive un farmaco a un paziente, deve indicare il nome del principio attivo. Può anche indicare, a fianco del principio attivo, il nome di un farmaco specifico (di marca o con nome generico). Per un paziente già in terapia cronica con un farmaco, invece, il medico può prescrivere in ricetta sia il principio attivo sia uno specifico farmaco (di marca o equivalente).
    Il farmacista, a sua volta, deve sempre informare il cittadino dell’esistenza del farmaco equivalente, se disponibile, e proporgli il farmaco equivalente meno costoso. Alla fine, però, è sempre il cittadino che sceglie. C’è un solo caso in cui il medico può intervenire per impedire la sostituzione di un medicinale con un equivalente da parte del farmacista: quando, per valide ragioni cliniche, sempre da spiegare al cittadino, ritiene che il suo paziente debba continuare a usare un certo medicinale. In quel caso, il medico scriverà sulla ricetta il nome del medicinale e accanto la dicitura “non sostituibile”, giustificandola in breve.

da altroconsumo

http://www.altroconsumo.it/salute/farmaci/calcola-risparmia/banca-dati-farmaci