Grecia, dopo proposta di referendum Eurogruppo sbatte porta in faccia a Atene

Grecia, dopo proposta di referendum Eurogruppo sbatte porta in faccia a Atene

Giugno 27, 2015 0 Di wp_9446713

I creditori hanno detto no alla richiesta di una nuova proroga della scadenza del 30 giugno per consentire la consultazione annunciata da Tsipras.

Riparte la corsa agli sportelli – Dopo l’annuncio del referendum è ricominciato l’assalto ai bancomat, con lunghe code davanti agli sportelli in molte città.

Il tentativo di Alexis Tsipras di sparigliare le trattative con i creditori giocando la carta del referendum ha fatto saltare il negoziato. I ministri delle Finanze dell’area euro, durante la riunione di sabato pomeriggio, hanno infatti detto no alla richiesta di Atene di posticipare di sei giorni la deadline del 30 giugno per permettere, il 5 luglio, lo svolgimento della consultazione annunciata a sorpresa dal premier ellenico. Il ministro delle FinanzeYanis Varoufakis aveva chiesto un’estensione ad hoc del programma di salvataggio e il rinvio del rimborso della rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, ma gli omologhi degli altri 18 Paesi non ne hanno voluto sapere. “Il programma scade il 30 giugno”, ha detto in conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Il vertice dei ministri è stato interrotto e tornerà a riunirsi senza Varoufakis.

Il leader ellenico ha provato a tirare ancora la corda cercando forse di strappare qualche concessione in più. Ma il risultato è che la situazione è precipitata.

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“Proposte dei creditori violano i trattati Ue” – I greci, che sono per la stragrande maggioranza favorevoli alla permanenza nell’euro, dovranno dire sì o no a una proposta che il governo a guida Syriza ha fatto sapere di leggere come un “ricatto“. Perché prevede una proroga fino a fine anno del piano di assistenza e un versamento di 1,8 miliardi di euro subito e altri 15 miliardi di euro (8 in più rispetto ai 7,2 previsti dall’ultima tranche del programma in corso), ma solo a fronte di una riforma immediata del sistema previdenziale, un rialzo dell’Ivasuperiore a quello proposto da Atene, niente tasse sui profittidelle imprese, 400 milioni di tagli alla difesa. Le famosecorrezioni scritte in rosso sul documento che era stato sottoposto da Tsipras all’inizio della settimana. “Ci hanno chiesto di accettarepesi insopportabili che avrebbero aggravato la situazione del mercato del lavoro e aumentato le tasse”, ha detto il premier. “Queste proposte – che violano i trattati europei e il diritto base al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità – dimostrano che alcuni dei partner e delle istituzioni non vogliono un accordo fattibile per tutte le parti, ma piuttosto l’umiliazione di un intero popolo”.

Opposizione contro il premier: “Si dimetta” – Proposta in questi termini, la consultazione farà vacillare le certezze di chi teme il salto nel vuoto dell’uscita dall’Eurozona ma è d’accordo con il premier sul fatto che il Paese non può accettare nuove misure di austerità. La vittoria del no sarebbe l’anticamera del Grexit, un sì a questo punto sancirebbe che Tsipras non ha più il sostegno della popolazione e potrebbe sfociare in elezioni anticipate. Tutto da vedere, poi, se dopo l’offerta definita “straordinariamente generosa” dalla cancelliera Angela Merkel le istituzioni accetteranno di concedere ad Atene quasi una settimana di ulteriore proroga delle scadenze. E il prolungarsi delle trattative, con le parti ormai vicinissime ma indisponibili a fare passi ulteriori, avvicina il baratro dell’insolvenza. Anche perché un eventuale accordo dovrà poi ottenere anche il via libera formale del Parlamento greco, del Bundestag e dei parlamenti di Finlandia, Estonia e Olanda. Non per niente l’opposizione interna sta criticando la decisione di indire il referendum. Il Pasok chiede ledimissioni di Tsipras e per i conservatori di Nea Dimokratia il premier è un “irresponsabile”.

Ma il default non sarebbe immediato – Tsipras però sa bene che, anche senza un rinvio ufficiale della scadenza, il mancato pagamento al Fondo il 30 giugno non si tradurrebbe in un immediato default. Il Paese sarebbe inizialmente considerato “inarretrato” e avrebbe altre due settimane di tempo per rimediare prima di subire le prime conseguenze. Cioè la richiesta di rientro immediato da parte degli altri creditori, a partire dalla Bce, e la possibile chiusura dei rubinetti della liquidità di emergenza(Ela) che tiene in piedi le banche elleniche. Solo dopo un mese il direttore del Fondo monetario Christine Lagarde notificherebbe in via ufficiale al consiglio direttivo che il pagamento è stato saltato.

Riparte la corsa agli sportelli – Dopo l’annuncio del referendum è ricominciato l’assalto ai bancomat, con lunghe code davanti agli sportelli in molte città. I greci temono l’introduzione ditetti ai prelievi e ai movimenti di capitali e la chiusura delle banche da lunedì. Secondo funzionari citati dall’agenziaBloomberg 500 distributori automatici su 7mila sono rimasti senza contante durante la mattinata di sabato. I depositi sono ai minimi da oltre 10 anni: meno di 127 miliardi di euro dai 240 miliardi di prima della crisi. Dall’insediamento al governo del partito di Tsipras l’emorragia è stata di oltre 30 miliardi. Uno dei maggiori istituti del paese, Alpha Bank, ha comunicato all’alba che nel corso del fine settimana l’operatività dei conti online sarà limitata. Ma in una nota la banca sostiene che le limitazioni ai trasferimenti di denaro sono dovute solo a “problemi tecnici“.

di | 27 giugno 2015

IlFattoQuotidiano.it / Zonaeuro