Satira: quando è lecita?

Satira: quando è lecita?

Ottobre 5, 2019 0 Di Blogger

Qualora si volesse pubblicare su un’emittente televisiva e in rete uno spot satirico dove figura un personaggio pubblico si potrebbe incorrere in qualche conseguenza legale? E se sì, di che genere?

Il quesito posto dal lettore è così riassumibile: quando la satira è lecita? Il diritto di satira è riconosciuto come forma del diritto di manifestazione del proprio pensiero, esattamente come il diritto di critica e quello di cronaca.

La satira consiste nel diritto di informare in maniera ironica.

In qualunque modo essa si esprima, in forma scritta o figurata (si pensi alle vignette o alle caricature, cioè alla consapevole ed accentuata alterazione dei tratti somatici, morali e comportamentali di una persona), la satira è la massima espressione del diritto di critica, poiché l’autore ricorre al paradosso e a rappresentazioni surreali di situazioni o accadimenti per suscitare ilarità nel pubblico.

Ovviamente, la satira non può superare certi limiti, altrimenti lederebbe l’onore e la reputazione delle persone coinvolte, finendo così nell’integrare il reato di diffamazione.

Ma quando la satira è legittima?

Secondo giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (tra le tante, Cass. pen., sent. n. 2128/2000), la satira è tenuta a rispettare, in maniera meno rigida, i criteri stabiliti per il diritto di cronaca, e cioè la verità, la pertinenza e la continenza.

Secondo la giurisprudenza, il diritto di cronaca è tale quando il fatto narrato rispetti questi parametri:

  • verità oggettiva della notizia (o la serietà del suo accertamento) – limite della verità;
  • interesse pubblico alla conoscenza del fatto – limite della pertinenza;
  • correttezza formale dell’esposizione – limite della continenza.

Questi tre principi devono guidare anche colui che fa satira, ma in maniera più flessibile: soprattutto per quanto riguarda la verità, poiché la satira si esprime spesso attraverso esagerazioni, iperboli e aperta inverosimiglianza dei fatti espressi, non si è tenuti a rispettare rigidamente tale requisito.

Ciò non significa, però, che la satira non debba essere pertinente e, soprattutto, continente: ciò significa che la satira non sfugge al limite della correttezza, per cui costituiscono reato le attribuzioni di condotte illecite o moralmente disonorevoli, gli accostamenti volgari o ripugnanti, la deformazione dell’immagine in modo da suscitare disprezzo o dileggio. Pertanto, pur dovendosi valutare meno rigorosamente le espressioni della satira sotto il profilo della continenza, non di meno la satira stessa, al pari di qualsiasi altra manifestazione del pensiero, non può infrangere il rispetto dei valori fondamentali, esponendo la persona al disprezzo e al ludibrio della sua immagine pubblica.

In sintesi, dunque, i limiti della satira sono gli stessi di quelli della cronaca (verità, pertinenza e continenza), solamente che, almeno con riguardo alla verità, possono essere interpretati in maniera un po’ meno rigida.

Tirando le fila di quanto detto, dunque, dovrà essere colui che intende fare satira a regolarsi, cioè a capire se il suo scritto (o, comunque, la sua opera) possa essere lesiva dell’onore e della reputazione altrui.

Come anticipato, se si dovessero superare i limiti della satira, si potrebbe incorrere nel reato di diffamazione aggravata (art. 595 cod. pen.), in quanto commessa con un mezzo di pubblicità, punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Articolo tratto da una consulenza dell’avvocato Mariano Acquaviva

Fonte: laleggepertutti