Diritti di immagine

Diritti di immagine

Settembre 7, 2019 0 Di Blogger

Fonte : laleggepertutti  Autore: Mariano Acquaviva

Tutela dell’aspetto esteriore: cos’è e quali sono le sanzioni? Si può divulgare il ritratto di una persona famosa? Sfruttamento economico dell’immagine: cos’è?

La legge non disciplina soltanto i rapporti che sono riconducibili immediatamente a situazioni economiche (un prestito di danaro, una cambiale, la proprietà di un immobile, ecc.), ma anche i diritti che sono collegati a beni giuridici di percezione non prontamente patrimoniale: parlo, ad esempio, della tutela del diritto al nome, alla privacy oppure all’immagine.

Sicuramente tante volte, in televisione o sui giornali, avrai sentito parlare dei diritti di immagine. Cosa si intende con tale espressione?

Diritto all’immagine: cos’è?

L’immagine, così come il nome, costituisce un segno distintivo essenziale della persona; il diritto all’immagine, pertanto, rientra nel più ampio diritto all’identità personale, cioè all’interesse, giuridicamente meritevole di tutela, a non veder travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, ecc.

Detto con altre parole, il diritto all’immagine è un diritto assoluto della persona il quale garantisce che la propria immagine non venga divulgata, esposta o pubblicata senza il proprio consenso e fuori dei casi previsti dalla legge, pur senza pregiudizio al decoro o alla reputazione.

La tutela dell’immagine nel codice civile

La legge tutela l’interesse del soggetto a che la propria immagine non venga diffusa o esposta pubblicamente. Secondo il Codice civile [1], qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è consentita dalla legge sul diritto d’autore, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni.

La norma appena richiamata contempla l’ipotesi dell’abuso dell’immagine altrui; trattasi di un illecito civile in piena regola a cui viene accordata una doppia tutela:

  • tutela inibitoria: il giudice, accertato l’illecito, ordina l’immediata cessazione dell’abuso dell’immagine altrui;
  • tutela risarcitoria: l’interessato può chiedere, oltre che la cessazione della condotta, anche il risarcimento del danno patito a seguito dell’indebito utilizzo della propria immagine.

Violazione diritto all’immagine: quando?

Quando si può parlare di una violazione del diritto d’immagine (o all’immagine)? Il disposto normativo è abbastanza chiaro: ogni volta che non c’è stato il consenso alla diffusione e/o all’utilizzo della propria immagine, allora si sarà commesso un abuso, punibile nei modi elencati nel paragrafo precedente.

Detto in altre parole, il ritratto (o, più in generale, l’immagine) di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa. La tutela dell’immagine, quindi, incontra un primo limite nella stessa volontà del soggetto titolare del diritto, il quale può liberamente autorizzare l’utilizzo del proprio ritratto. A questo principio di massima, però, fanno da contraltare alcune eccezioni. Vediamo quali sono.

La divulgazione dell’immagine delle persone notorie

Secondo la legge [2], non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Pensa, ad esempio, alle foto pubblicate sui giornali di un capo di Stato in visita ufficiale.

Secondo la giurisprudenza [3], la divulgazione del ritratto di un individuo che possa definirsi famoso è lecita non in ragione dell’accertata notorietà del soggetto ritratto, ma soltanto se ed in quanto la diffusione dell’immagine risponda ad esigenze di pubblica informazione.

Di conseguenza, l’essere famosi non giustifica sempre e comunque l’utilizzo della propria immagine da parte di altre persone che non ne hanno avuto il consenso; in particolare, ciò è escluso quando:

  • la divulgazione sia fatta a scopo di lucro, cioè per guadagnare sfruttando l’immagine altrui;
  • la divulgazione leda l’onore e la reputazione della persona ritratta. Immagina al noto politico che sia immortalato per strada mentre sta male oppure in atteggiamenti poco opportuni (magari licenziosi).

La giurisprudenza [4] è d’accordo nel sostenere che la divulgazione del ritratto di persona famosa è da ritenersi giustificata, quando esclusiva ragione della diffusione sia quella di fare conoscere al pubblico le fattezze della persona in questione e di documentare visivamente le notizie che di questa persona vengono date al pubblico, mentre non lo è (e quindi è illecita) quando, al contrario, il ritratto di persona celebre sia sfruttato a fini pubblicitari.

È altresì esclusa la possibilità di divulgare il ritratto di una persona che sia stato “rubato” mentre si trovava in un luogo di privata dimora: in questa circostanza, non soltanto il comportamento costituisce un illecito civile, ma v’è anche il rischio che si integri un reato.

Tizio, noto cantante rock, viene ripreso mentre è in casa propria con la famiglia: un paparazzo ha infatti trovato il modo di effettuare alcuni video attraverso una piccola telecamera installata immediatamente a ridosso delle finestre.

In un caso come quello appena esemplificato, non solo la diffusione delle immagini fa sorgere una responsabilità civile, ma addirittura si integra il reato di interferenze illecite nella vita privata [5].

Diritti d’immagine: cosa sono?

Come ampiamente spiegato, il diritto all’immagine è quello che ciascuna persona ha a non veder “profanato” il proprio aspetto esteriore mediante la diffusione di fotografie, filmati o di qualsiasi altro contenuto che “catturi” le sue fattezze. L’immagine, infatti, è uno dei connotati fondamentali della persona, proprio come il nome e tutte le altre caratteristiche personali.

Quando si parla di diritti di immagine non si fa altro che riferirsi alla tutela dell’immagine così come spiegata fino a questo punto: si tratta solamente di un’espressione un po’ più “commerciale” che, in genere, viene collegata allo sfruttamento dell’immagine di persone famose, come i calciatori, i cantanti o gli attori.

Come ti ho detto più sopra, se è vero che la diffusione dell’immagine delle persone notorie è più libera rispetto a quella delle persone non famose, in quanto non occorre, di norma, un espresso consenso, è anche vero che il ritratto di tali individui è molto ambito a fini pubblicitari e, più in generale, di lucro.

In altre parole, se nessuno ha interesse a vendere oggetti con un viso anonimo stampato sopra, ben altra cosa avviene per le persone famose, i cui diritti di immagine sono desiderati per evidenti fini di guadagno. Per fare ciò, però, occorre il consenso della persona ritratta, cioè occorre che costei autorizzi lo sfruttamento della propria immagine per fini commerciali; cosa che avviene, come ben comprenderai, solamente dietro lauto compenso.

La cessione dei diritti di immagine

Il tema dei diritti di immagine si interseca inevitabilmente con quello della loro cessione. 

È possibile vendere i diritti d’immagine? È possibile cedere, dietro pagamento, il diritto all’utilizzo esclusivo della propria immagine?

Ebbene, la risposta a queste domande è senz’altro positiva: d’altronde, è ciò che accade sempre quando vediamo spot pubblicitari ritraenti stelle dello sport e dello spettacolo.

In pratica, ciascun individuo ha il diritto al controllo e al profitto che può derivare dallo sfruttamento del proprio nome e della propria immagine. Chiunque è in possesso di tale diritto: solamente, la differenza è che l’immagine di un vip è molto più appetibile di quella di un comune individuo.

Tutto ciò avviene perché il diritto all’immagine (ovvero i diritti d’immagine) è un diritto disponibile. Un diritto è disponibile quando il suo titolare può decidere liberamente cosa farne: tenerlo per sé, venderlo, cederlo solo in parte, ecc.

Nel caso di una persona nota nel mondo dello spettacolo, l’immagine costituisce un bene in senso giuridico ed economico, suscettibile di sfruttamento; con apposito contratto, pertanto, le parti possono giungere ad un accordo: la persona celebre (artista, sportivo, politico, ecc.) cede il diritto di sfruttamento economico della propria immagine dietro un corrispettivo, che può essere il pagamento di una somma di danaro oppure la concessione di altro vantaggio (ad esempio, la stipula a suo favore di una polizza assicurativa).

Lo sfruttamento economico dell’immagine

In tema di diritti d’immagine e loro sfruttamento, uno degli accordi più diffusi è senza dubbio quello di sponsorizzazione. Per mezzo del contratto di sponsorizzazione personaggi noti prestano la propria immagine (a volte anche la propria voce) per pubblicizzare un evento (sportivo, sociale, culturale, ecc.) oppure un prodotto, dietro pagamento, da parte dell’ente o dell’azienda interessati, di un corrispettivo.

In tali contratti è abbastanza comune prevedere un’esclusiva almeno limitata al settore merceologico: questo vuol dire che potrà essere inserita nel contratto una clausola che obbliga il personaggio famoso che pubblicizza, per esempio, un profumo, a non sottoscrivere ulteriori contratti di sponsorizzazione con concorrenti della società che l’ha ingaggiato per primo e che operino nello stesso ramo.

La violazione di tali patti, a seconda delle previsioni contenute nel contratto, può comportare la risoluzione dello stesso e può dare luogo ad una richiesta di risarcimento dei danni subiti dalla società che per prima ha ingaggiato il personaggio e che si vede costretta a trovare un altro rappresentante del proprio prodotto.

Diritti d’immagine e testimonial

Sempre a proposito dei diritti di immagine e di loro utilizzo a fini commerciali, un altro contratto molto diffuso è quello di testimonial. In buona sostanza, il contratto di testimonial non differisce da quello sopra visto, se non per il fatto che il personaggio famoso cede la propria immagine per una determinata campagna pubblicitaria, impegnandosi non soltanto a non fare concorrenza cedendo alle lusinghe di altre società rivali, ma anche a non modificare il proprio aspetto esteriore, almeno per il periodo di tempo previsto nel contratto.

Pensa alla modella che si impegni a pubblicizzare per due anni una marca di intimo femminile, indossandola e facendosi ritrarre: se dovesse modificare il suo look, oppure perdere o mettere peso, alla società che ha acquistato i diritti di immagine potrebbe non andare bene, in quanto la “nuova immagine” del testimonial potrebbe non rispettare più i canoni inizialmente pattuiti.

note

[1] Art. 10 cod. civ.

[2] Art. 97 legge sul diritto d’autore.

[3] Cass., sent. n. 1503 del 6 febbraio 1993.

[4] Cass., sent. n. 4785 del 2 maggio 1991.

[5] Art. 615-bis cod. pen.