Revenge porn: cos’è e quando scatta

Revenge porn: cos’è e quando scatta

Agosto 30, 2019 0 Di Blogger

Reato di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti

Fonte: laleggepertutti | Autore: Mariano Acquaviva

La possibilità di effettuare foto e riprese (anche di alta qualità) attraverso un semplice “tap” sullo smartphone ha diffuso in maniera vertiginosa la realizzazione di contenuti che, una volta immessi in rete, sono in grado di circolare praticamente senza limiti. Una delle ultime tendenze è stata lanciata dalle giovani coppie che, per divertimento o per mera goliardia, decidono di filmarsi mentre sono insieme, anche in atteggiamenti molto espliciti. Questo trend, tuttavia, è salito agli onori della cronaca per i risvolti più tristi che si potessero immaginare: la diffusione senza consenso di immagini osé per scopi di vendetta. È nato così il revenge porn.

Come ti dirò a breve, con il termine inglese revenge porn ci si riferisce alla diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, condotta che, a partire dal 9 agosto del 2019, costituisce reato anche in Italia. Il delitto è stato introdotto per contrastare la triste pratica, purtroppo in auge, di diffondere foto e video hard realizzate con il consenso dell’interessato ma che poi vengono diffuse senza alcuna autorizzazione, ledendo la privacy, la reputazione e la dignità della vittima. Vediamo cos’è il revenge porn e quando si integra il reato.

La diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti

La legge [1] ha introdotto anche in Italia il reato di revenge porn, con la denominazione di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti.

Secondo il codice penale [2], salvo che il fatto costituisca  più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquemila a quindicimila euro.

Tizio e Caia sono fidanzati da diversi anni. Nel tempo hanno realizzato, di comune accordo, diverse riprese degli istanti più belli trascorsi insieme: tra questi, v’è anche qualche momento di intimità. Purtroppo la loro relazione, dopo un periodo di incomprensioni e litigi, termina. Tizio non si rassegna alla fine del rapporto e insiste affinché Caia ritorni con lui. Dopo l’ennesimo rifiuto, per vendicarsi, Tizio diffonde su Facebook e su WhatsApp alcune immagini che ritraggono Caia in momenti di intimità.

Quello appena proposto è il classico caso di revenge porn: le immagini osé sono state lecitamente scattate col pieno consenso di chi vi è ritratto; ciò che è illecito, però, è la diffusione delle stesse, per le quali non v’è alcuna autorizzazione.

Revenge porn e sexting: differenze

Il fenomeno del revenge porn è in un certo senso legato a quello del sexting. Di cosa si tratta? Per sexting si intende la pratica, molto in voga soprattutto tra i più giovani, di scambiarsi contenuti piccanti attraverso smartphone e computer: pensa alla ragazza che invia al proprio fidanzato che vive lontano un selfie sensuale.

Capirai che il sexting, poiché si basa sulla liberà volontà delle parti di scambiarsi messaggi di un determinato tipo, non costituisce di per sé un illecito. Le cose cambiano, tuttavia, nel momento in cui il contenuto sessualmente esplicito venga divulgato a terzi senza il consenso di chi è ritratto: in questa ipotesi scatta il reato di revenge porn.

Revenge porn: chi viene punito?

L’autore del revenge porn è colui che, essendo in possesso dei contenuti sessualmente espliciti, li diffonde, pubblica o cede indebitamente, cioè senza il consenso delle persone ritratte. Il reato di revenge porn può essere commesso non solo da colui che ha direttamente realizzato la foto o il video in questione, oppure che l’ha ricevuta da colui che vi è rappresentato, ma anche da terzi che ne hanno la disponibilità perché il contenuto è già stato messo in circolazione.

In altre parole, la legge punisce a trecentosessanta gradi la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, sottoponendo alla medesima pena tanto colui che ha diffuso il materiale osé perché lo aveva personalmente realizzato (pensa al fidanzato che abbia scattato alcune foto alla fidanzata e poi le pubblichi), tanto colui che, entrato in possesso di tali contenuti, contribuisca alla loro diffusione.

La legge dice infatti che la stessa pena prevista per chi ha realizzato o sottratto le immagini compromettenti e le ha poi diffuse si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video suddetti, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di danneggiarli.

Mevia, per vendicarsi del fidanzato che l’ha tradita, pubblica in rete alcune immagini compromettenti del ragazzo. Sempronio, amico di Mevia, vede questi contenuti e provvede a pubblicarli e diffonderli a propria volta.

Nell’ipotesi appena prospettata, anche colui che aiuta a diffondere le immagini o i video sessualmente espliciti commette reato, ed è punito con la stessa pena, cioè la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquemila a quindicimila euro.

Revenge porn e dolo specifico

Per la categoria di persone di cui ti ho parlato sul finire del precedente paragrafo, cioè per coloro che contribuiscono alla diffusione illecita di immagini hard, la legge prevede un particolare elemento psicologico affinché possano incorrere in reato: la diffusione o la pubblicazione dei contenuti sessualmente espliciti deve avere lo scopo preciso di arrecare un danno alle persone ritratte.

In altre parole, è necessario un particolare dolo specifico, cioè la volontà consapevole di danneggiare la persona o le persone immortalate nelle immagini compromettenti.

Mevia, per vendicarsi del fidanzato che l’ha tradita, pubblica in rete alcune immagini compromettenti del ragazzo. Sempronio, amico di Mevia, vede le immagini su Facebook e le condivide sul proprio profilo, pensando che la persona ritratta abbia prestato il proprio consenso.

Nell’esempio appena esposto è stata ripresa l’ipotesi fatta nel paragrafo precedente, immaginando però che l’ulteriore diffusione dei contenuti hard sia fatta in maniera innocente, inconsapevole cioè che si stia arrecando un danno alla persona ritratta, la quale non ha affatto autorizzato la pubblicizzazione della propria immagine.

Revenge porn: quando è reato aggravato?

La legge prevede un inasprimento della pena in alcune particolari ipotesi di revenge porn. Secondo il codice penale, la pena è aumentata se la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti è commessa dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

In pratica, il revenge porn attuato dall’ex fidanzato o commesso attraverso social network, internet o smartphone rappresenta una forma aggravata del reato.

La pena è inoltre aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica, o in danno di una donna in stato di gravidanza.

La punibilità a querela del revenge porn

Il reato di revenge porn è punito a querela della persona offesa, da proporsi nel termine lungo di sei mesi (in genere, la querela si propone entro tre mesi). L’eventuale remissione della querela  può essere soltanto  processuale, nel senso che la vittima deve presentarsi dal giudice e dichiarare tale intenzione.

Il delitto di revenge porn è procedibile d’ufficio quando la persona offesa persona è in condizione di inferiorità fisica o psichica, o si tratta di donna in stato di gravidanza, nonché quando il fatto è commesso insieme ad altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio: pensa ad un revenge porn combinato ad una richiesta estorsiva.

note

[1] Art. 10, legge n. 69 del 19 luglio 2019

[2] Art. 612-ter cod. pen.