Si può fumare in spiaggia?

Si può fumare in spiaggia?

Agosto 11, 2019 0 Di Blogger

Analisi della normativa antifumo in vigore. L’elenco completo dei Comuni italiani che vietano il fumo sulle loro spiagge e indicazioni sul possibile uso della sigaretta elettronica. 

Esistono amministrazioni comunali che, già a partire dall’estate 2018, proibiscono severamente di fumare sulle spiagge di loro competenza. Sicuramente ne avrai sentito parlare, ma spesso sul tema si fa molta confusione tanto da mandare letteralmente in crisi i fumatori più incalliti. Se stai leggendo questo articolo probabilmente sarai anche tu uno di loro e stai cercando di fare chiarezza sull’argomento.

Ti starai chiedendo se esiste una legge che prevede il divieto di fumare in spiaggia, in che cosa consiste esattamente e come viene applicata. Di sicuro, non ti farà piacere trovare i cartelli con su scritto “vietato fumare” una volta arrivato in spiaggia.

Questo potrebbe rappresentare per te un vero e proprio problema perché per fumare dovresti spostarti in ambienti in cui è consentito farlo, trasformando così il tempo di vacanza in un ulteriore periodo di stress.

Immagina se a bandire sigarette, pipe e sigari sia anche il tuo lido preferito, quello che ormai scegli da tempo immemorabile. Vedresti la tua vacanza andare in rovina! Ma è davvero vietato fumare anche all’aperto? Si può fumare in spiaggia? C’è una legge che lo vieta espressamente? E le sigarette elettroniche si possono usare al mare?

Esiste una legge che vieta il fumo in spiaggia?

Nel 2003, è stata approvata la cosiddetta legge antifumo [1].

Lasciando intatta la possibilità di fumare all’aperto questa normativa, ancora in vigore, prevede il divieto di fumare in tutti i luoghi chiusi ad eccezione dei locali privati non aperti al pubblico o in quelli riservati ai fumatori e appositamente contrassegnati con avvisi o cartelli.

La mancata osservanza di tali disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione che va da un minimo di 27,50 euro ad un massimo di 275 euro, che raddoppia passando da un minimo di 55 euro a un massimo di 550 euro nel caso in cui la violazione avvenga in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di minori.

Le sanzioni sono previste anche per le persone addette alla vigilanza sul rispetto del divieto di fumo e possono oscillare tra un minimo di 200 euro e un massimo di 2.200 euro.

Si applicano se i vigilanti non provvedono a contestare la violazione o ad esporre i cartelli indicanti il divieto di fumare. La normativa antifumo ha rappresentato solo il punto di partenza, successivamente le campagne contro il fumo sono state sempre più dense e frequenti.

L’obiettivo dello Stato è quello di scongiurare il tabagismo attraverso la promulgazione di leggi per contrastare il fenomeno, l’aumento dei prezzi delle sigarette e la promozione di attività di informazione sulla tematica.

Il diritto principale che lo Stato intende preservare, custodire e tutelare è quello alla salute pubblica.

Respirando il fumo passivo, infatti, si assumono involontariamente sostanze cancerogene e altri elementi tossici per la salute. In Italia, il tasso di mortalità legato alle conseguenze del fumo, sia attivo che passivo, è altissimo.

Il fumo è tra le principali cause di morte e di rischio di insorgenza di tumori a carico, in particolare, dell’apparato respiratorio.

Per gli stessi motivi, è stato introdotto da qualche anno anche il divieto di fumo in automobile. In questo caso la multa non viene fatta sempre, ma solo se nell’abitacolo ci sono bambini e donne incinte [2].

Da ultimo, si sta facendo strada l’introduzione di un’altra proibizione: vietare il fumo in spiaggia. In realtà, ancora non esiste un vero e proprio divieto di fumo al mare perché non esiste una legge che lo prevede.

Piuttosto il divieto, che già dall’estate del 2018 sta prendendo piede sulle battigie italiane, è frutto dell’attività di Comuni e più precisamente di sindaci attenti e sensibili alla tutela della salute e dell’ambiente.

I Comuni, in virtù del loro potere di autoregolamentazione, possono emanare ordinanze con le quali regolare alcune materie.

Le ordinanze comunali, in linea di massima, prevedono il divieto di fumo sia sulla spiaggia libera che nei lidi attrezzati, lungo la battigia e per 10 metri di distanza dal bagnasciuga. In alcuni casi anche nello specchio d’acqua di competenza comunale e fino a 200 metri dalla riva.

Le ordinanze prevedono che il divieto venga segnalato con appositi cartelli che recano la dicitura “vietato fumare” in caratteri chiari e leggibili anche a distanza.

L’inosservanza di queste ordinanze comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa che va da un minimo di 25 euro ad un massimo di 500 euro. I sindaci che hanno già preso provvedimenti contro il fumo sono molti. Il fenomeno però non è generalizzato.

Pertanto, il divieto sussiste solo su alcune spiagge. Vedremo di seguito l’elenco dettagliato di tutte le località balneari italiane in cui il fumo è vietato.

Sull’effettiva osservanza delle ordinanze comunali l’organo preposto alla vigilanza è il comando di polizia municipale che, in virtù dei poteri conferitigli, è autorizzato a fare sopralluoghi e in caso di irregolarità e trasgressione del divieto di fumo sulle spiagge può comminare le sanzioni sopra dette.

Fumare genera anche inquinamento. Gli stessi mozziconi che si producono, una volta gettati a terra, rappresentano uno dei maggiori fattori inquinanti. I rifiuti prodotti da fumo sono estremamente insidiosi poiché di piccole dimensioni, si pensi oltre a i mozziconi ad esempio alla cenere. Le ordinanze comunali proibitive del fumo sono volte quindi non solo a tutelare saldamente la salute, ma anche l’ambiente, il decoro e la pulizia dei luoghi.

Oltre alle ordinanze comunali locali, una recente legge prevede il divieto di gettare i mozziconi sul suolo, nelle acque, negli scarichi o in qualsiasi apertura della pavimentazione [3]. La violazione di tale divieto comporta l’applicazione della sanzione pecuniaria che va da un minimo di 60 euro ad un massimo di 300 euro.

I proventi derivanti dall’applicazione di queste sanzioni non servono ad arricchire le casse dello Stato come spesso si pensa, ma vengono trasferiti, dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ai Comuni che dovranno impiegarli nell’acquisto di appositi raccoglitori per mozziconi e prodotti da fumo.

Inoltre, dovranno essere utilizzati per finanziare campagne di sensibilizzazione ed informazione per portare a conoscenza i consumatori-fumatori sulla pericolosità e sulle potenzialità inquinanti dei rifiuti prodotti da fumo.

Difatti, i mozziconi abbandonati impiegano una media di circa 5-7 anni per dissolversi e decomporsi, nel frattempo la loro presenza produce un forte inquinamento del suolo e delle acque con conseguenze negative sull’equilibrio degli ecosistemi.

Quali sono le spiagge “libere dal fumo”?

Bisogna tranquillizzare i vacanzieri fumatori: sulla maggior parte delle spiagge italiane non esiste alcun divieto di fumo.

All’aperto si può fumare! Salvo però eccezioni.

I luoghi liberi dal fumo sono zone nelle quali non si può fumare. Sono tutte quelle aree anche all’aperto, spiagge comprese, interessate da un provvedimento antifumo. Quindi, se persiste un divieto di fumo anche all’aperto può essere vietato fumare.

Nel 2018, la spiaggia di Bibione in Veneto è stata tra le prime ad introdurre il divieto.

Vediamo gli altri Comuni italiani che, per l’estate 2019, hanno imposto il divieto di fumare nelle spiagge di loro competenza: Arenzano, Savona, Lerici e Sanremo in Liguria; le spiagge di Ladispoli, Anzio, Sperlonga, Gaeta e Ponza in Lazio; Sassari, Olbia, Sistino, Cabras e l’intera Costa Smeralda in Sardegna; Cesenatico, Rimini e Ravenna in Emilia Romagna;  Pesaro, San Benedetto del Tronto e Sirolo nelle Marche; Alba Adriatica in Abruzzo; Lampedusa, Linosa e Capaci in Sicilia; Manduria e Porto Cesareo in Puglia. 

E se avevi scelto proprio questi lidi per fare la tua vacanza cosa devi fare? Non devi necessariamente annullare la partenza.

Devi sapere che per i fumatori verranno allestite apposite aree attrezzate lontane dalla riva e dai bagnanti contrassegnate anch’esse da appositi cartelli. L’unico inconveniente che incontrerai è quello di spostarti dalla spiaggia in modo da raggiungere queste zone attrezzate per poter fumare in tranquillità.

Come abbiamo visto, proprio perché non esiste una normativa sul divieto di fumo in spiaggia, solo le località sopra elencate applicano questo divieto.

Pertanto, per assicurare una normativa univoca, la Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha proposto a tutti i Prefetti mete di località turistiche, di obbligare i Comuni ad adottare dei provvedimenti stringenti per il divieto di fumo e per il relativo abbandono di prodotti da esso derivati sulle spiagge di loro competenza. La proposta è ancora in fase di definizione.

Per di più, alcune forze politiche hanno abbozzato una proposta di legge per estendere il divieto di fumo in maniera uniforme su tutto il territorio dello Stato. L’intento è quello di proteggere, oltre le spiagge libere, anche le aree demaniali costiere e gli arenili. La bozza di legge è in fase di discussione.

Si può “svapare” in spiaggia?

Con il verbo svapare si indica quell’attività volta a fumare una sigaretta elettronica. Essa è in grado di generare del vapore molto simile al fumo.

La legge antifumo non fa una distinzione precisa tra il fumo prodotto dalla sigaretta tradizionale rispetto a quello prodotto con la sigaretta elettronica. Si parla genericamente di divieto di fumare, siano esse sigarette, pipe, sigari o anche le nuove sigarette elettroniche. Ciò comporta che, la sigaretta elettronica è bandita nei luoghi pubblici e a discrezione dei Comuni potrebbe esserlo anche sulle spiagge.

Tuttavia, la sigaretta elettronica possiede una maggiore tollerabilità rispetto ai metodi di fumo tradizionali sia in termini di fumo passivo e di cattivo odore, che in termini di sostanze inquinanti dato che non genera prodotti da fumo (cenere, mozziconi ecc.).

Proprio per questo, in alcune località turistiche si possono trovare avvisi che indicano la possibilità di usare la sola sigaretta elettronica.
Di Elvira Sarubbi

Fonte: laleggepertutti

note

[1] L. n. 3 del 16.01.2003.

[2] L. n. 3 del 16.01.2003 e successive modificazioni ed integrazioni.

[3] L. n. 221 del 28.12.2015.