Gatto libero in condominio

Gatto libero in condominio

Agosto 9, 2019 0 Di Blogger

L’AUTORE: Sabrina Mirabelli Fonte: laleggepertutti

Vita da gatti nei condomini: quali le regole e i divieti. I gatti randagi e quelli di proprietà. L’allontanamento per motivi di igiene e/o di sicurezza.

Il tuo gatto ha l’abitudine di saltare dal balcone per passeggiare nei viali condominiali. Devi impedirgli di farlo?

Il vicino di casa dà da mangiare a una gatta nel cortile. Tale comportamento è consentito?

Nel giardino del condominio c’è una colonia felina. L’assemblea può deliberarne l’allontanamento?

I gatti hanno sempre rappresentato un argomento molto dibattuto in sede di assemblea condominiale. Accanto a chi è favorevole alla loro presenza nei singoli appartamenti e negli spazi comuni, come ad esempio nel cortile o nel giardino condominiale, c’è chi invece, vorrebbe che tali animali non vivessero nel condominio neanche quali “ospiti”.

Capita, infatti, che alcuni gatti randagi si trovino a frequentare gli spazi comuni e lì rimangano in maniera continuativa o per periodi più o meno lunghi, perché qualche condomino di buon cuore gli dà da mangiare o costruisce loro dei ripari per la notte.

Tuttavia, non è insolito vedere un gatto libero in condominio anche tra quelli di proprietà dei singoli condòmini. Essendo animali molto indipendenti, risulta difficile non farli entrare o uscire da finestre e balconi, a meno che non si riesca a tenerli chiusi in casa o sia impossibile che si allontanino dagli appartamenti perché situati ai piani alti.

E’ facile, quindi, imbattersi in gatti di proprietà che si aggirano negli spazi comuni, tra giardini, pianerottoli, scale, cortili, ecc.

Vediamo allora cosa ha stabilito in merito la legge al fine di regolamentare la presenza di questi animali sia di proprietà sia randagi, in ambito condominiale.

Gatti di proprietà e condominio

Per quanto riguarda i gatti di proprietà, la riforma della materia condominiale, entrata in vigore nel 2012 [1], ha stabilito che nessun regolamento può vietare ai condòmini di tenere e possedere animali domestici, compresi pure i gatti, nei singoli appartamenti [2].

Pertanto, se il regolamento condominiale dovesse prevedere un divieto simile o dovesse vietare agli animali domestici di usare parti comuni, come ad esempio le scale o gli ascensori, le relative clausole sono nulle.

Se invece, il regolamento è stato approvato alla unanimità da tutti i condòmini allora potrà contenere il divieto di tenere animali domestici nei singoli appartamenti o altri tipi di divieti volti a limitare la libertà degli animali nei condomini.

In tal senso si è espressa la giurisprudenza, la quale ha pure precisato che il regolamento può intendersi approvato alla unanimità anche se accettato da tutti gli acquirenti in separata sede rispetto alla riunione di condominio, ovvero al momento della sottoscrizione degli atti di acquisto dei singoli appartamenti.

Discorso diverso va fatto per coloro che affittano un appartamento in condominio. A detti soggetti infatti, è possibile vietare di tenere gatti in casa anche se tale clausola non è contenuta nel regolamento condominiale, ma è prevista solo nel contratto di locazione.

E’ necessario però, che il contratto sia stato regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate. Viceversa, tutti gli impegni assunti a voce o anche per iscritto relativi al predetto divieto, non assumono alcun valore.

Nonostante il disposto normativo sopra enunciato relativo alla presenza degli animali domestici negli appartamenti, tuttavia il nostro legislatore non ha disciplinato l’ipotesi della frequentazione degli spazi comuni da parte dei gatti di proprietà.

Pertanto, il tutto è rimesso al buon senso dei condòmini, i quali devono curarsi che i propri animali:

  • non circolino incontrollati nelle parti comuni;
  • non arrechino disturbo agli altri condomini;
  • non procurino danno alle strutture condominiali.

E’, quindi, fondamentale educare l’animale ad una condotta rispettosa degli spazi comuni e ad osservare le regole di civile e rispettosa convivenza nei confronti degli altri condòmini.

Colonie feline

Per quanto riguarda i gatti randagi che si aggirano negli spazi comuni di un condominio, la normativa di riferimento è una legge del 1991, che ha riconosciuto la territorialità delle colonie feline come caratteristica eziologica dei gatti, i quali hanno la necessità di avere un proprio riferimento territoriale o habitat dove svolgere le funzioni vitali (cibo, rapporti sociali, cure, riposo, ecc.) [3].

In altre parole, i gatti sono degli “animali sociali”, che si muovono su un determinato territorio, formando dei gruppi detti appunto colonie feline. Pur vivendo liberamente, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo, pubblico o privato, nel quale vivono stabilmente.

Attualmente non esiste alcuna norma di legge che proibisce di dare da mangiare ai gatti randagi nei luoghi pubblici o privati dove hanno scelto di vivere.

Ne consegue che i gatti i quali frequentano le aree condominiali e ivi vengono nutriti non possono essere né allontanati né catturati, salvo si tratti di interventi sanitari o di soccorso.

Quindi, solo in presenza di gravi motivi sanitari o per la tutela degli stessi animali, l’Asl competente può intervenire per spostare la colonia, preoccupandosi di trovare un luogo alternativo ove collocarla.

Gatti randagi e condominio

A norma del Codice civile [4] ciascun condomino può utilizzare gli spazi comuni a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne uso. La Corte di Cassazione dal canto suo, ha stabilito che è legittima l’utilizzazione della cosa comune da parte del singolo condomino anche con modalità particolari e differenti rispetto alla sua normale destinazione, purché vengano rispettate le utilizzazioni, attuali e potenziali, da parte degli altri condòmini.

Allo stesso modo, è legittimo l’uso più intenso della cosa comune da parte del singolo sempre che non venga alterato il rapporto di equilibrio tra tutti i comproprietari [5].

Da ciò deriva che colui che dà da mangiare ai gatti randagi utilizzando un angolo del cortile o un piccolo spazio del giardino condominiale, non commette alcun illecito.

E’ ovvio però, che deve tenere pulita l’area e deve lasciare tutto in ordine. Deve evitare che si diffondano cattivi odori e che i resti del cibo attirino altri animali come ad esempio topi o formiche.

Nello specifico è comunque opportuno verificare prima se oltre al regolamento condominiale e a delle decisioni assembleari successive, non vi sia un’eventuale ordinanza del sindaco che vieti di somministrare alimenti ai gatti randagi.

Ad ogni modo tale provvedimento comunale può considerarsi valido solo se è stato adottato in presenza di un effettivo pericolo per la salute pubblica e dopo avere interessato l’Asl competente.

Riguardo poi, al posizionamento di casette o rifugi temporanei per i gatti nelle aree condominiali, l’uso che in tale ipotesi il condòmino fa della cosa comune non può considerarsi estraneo alla destinazione normale dell’area quando sia accertato che per le dimensioni dei rifugi/casette misurate in rapporto a quelle del cortile, tale uso non alteri l’utilizzazione del cortile praticata dagli altri comproprietari [6].

In altre parole l’installazione dei rifugi/casette è da ritenersi legittima se non altera la destinazione naturale dell’area, rimanendo invariato il piano di calpestio e se non esclude la possibilità per gli altri condòmini di fare del cortile un analogo uso particolare.

Esempio: alcuni abitanti di un super-condominio accusano altri condòmini dello stesso stabile di aver occupato senza autorizzazione degli spazi con dei rifugi destinati ai gatti randagi; chiedono la rimozione dei rifugi e un ingente risarcimento.

La loro richiesta viene stata respinta in virtù della legge che tutela l’habitat delle colonie feline, stante l’assenza di norme che impediscono di accudire animali randagi e la non esistenza di abuso nell’utilizzo dello spazio condominiale.

Infatti, tali condòmini posizionando i ricoveri per i gatti non hanno in alcun modo impedito o limitato di utilizzare le aree comuni agli altri abitanti del condominio, rispettando i diritti di ciascuno.

Tendenzialmente, quindi, la permanenza di gatti randagi nei cortili, nei garage, nei giardini e in genere nelle parti comuni è legittima.

E’ opportuno, però, che venga escluso ogni sorta di disturbo per il condominio, tenendone sotto controllo le nascite attraverso la sterilizzazione e prendendosene cura con rispetto per l’igiene.

Allontanamento dei gatti randagi per motivi di sicurezza e/o igiene

Se vi sono delle ragioni di sicurezza e/o igiene l’assemblea condominiale potrebbe deliberare a maggioranza l’allontanamento dei gatti randagi.

Se invece, il motivo è un pregiudizio nei confronti della razza felina, allora la relativa richiesta non potrà mai essere considerata legittima.

Nell’ipotesi in cui i gatti randagi arrechino danni ai beni comuni, è possibile installare delle reti metalliche circoscritte alla zona condominiale, in modo da impedirne l’ingresso e favorirne l’allontanamento. Il tutto sempre in maniera rispettosa verso la natura e gli animali.

Se invece, i gatti randagi dovessero rappresentare un pericolo dal punto di vista igienico perché ad esempio sono malati, allora la richiesta di allontanamento sarà giustificata.

Spetterà, comunque, al servizio veterinario dell’Asl valutare l’effettiva esistenza di un rischio di salute pubblica e se davvero la presenza dei gatti sia incompatibile con la situazione che ha portato a presentare la richiesta.

Quali le responsabilità dei proprietari dei gatti all’interno del condominio

La presenza dei gatti all’interno del condominio non deve creare disturbo, pericolo o altri problemi ai residenti o a chi viene in visita nel condominio. La legge, infatti, prevede la responsabilità civile [7] e penale dei proprietari in caso di danni o lesioni a persone, animali o cose.

Da ciò deriva che:

  • gli animali non possono essere lasciati liberi o incustoditi nelle aree comuni senza adottare le opportune cautele [8]. Quindi, se il gatto fosse particolarmente aggressivo andrà tenuto in un luogo idoneo a prevenirne la fuga, il che equivale a dire che deve essere tenuto all’interno dell’appartamento con modalità tali da evitare, anche potenzialmente, che possa entrare in contatto con altri condomini e/o soggetti terzi e possa recare loro danni;
  • i proprietari degli animali debbono comportarsi in modo tale da non ledere o nuocere alla quiete e all’igiene degli altri conviventi dello stabile;
  • il condominio, in caso di rumori molesti o di odori sgradevoli [9] può richiedere l’allontanamento dell’animale dall’abitazione [10];
  • in caso di immissioni rumorose è possibile ipotizzare il reato di “disturbo del riposo delle persone” [11] (si pensi al caso limite di una gatta in calore che miagola in modo continuo e poco piacevole);
  • gli animali non possono essere abbandonati per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni, pena l’accusa di “omessa custodia” [12];
  • infine, riguardo all’uso dell’ascensore o delle scale, considerate “parti comuni” del condominio, sono sanzionabili quelle condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui [13].

note

[1] L. 220/2012.

[2] Art. 1138 cod. civ.

[3] L. n. 281/1991.

[4] Art. 1102 co. 1 cod. civ.

[5] Cass. Civ. sent. n. 5753/2007.

[6] Cass. Civ., sez. 2, sent. n. 12262 del 20.08.2002.

[7] Art. 2052 cod. civ.

[8] Art. 672 cod. pen.

[9] Art. 844 cod. civ.

[10] Art. 700 cod. proc. civ.

[11] Art. 659 cod. pen.

[12] Art. 672 cod. pen.

[13] Artt. 635 e 639 cod. pen.