Tirare i capelli può configurare reato?

Tirare i capelli può configurare reato?

Agosto 4, 2019 0 Di Blogger

Tirare i capelli a qualcuno, integra reato? E se sì quale?

La vicenda

La vicenda sottoposta ai supremi giudici ha ad oggetto la lite tra due donne, culminata con una tirata di capelli nel corso della controversia insorta presso l’ufficio collocamento.

La vittima trascinava in giudizio la contendente che veniva dichiarata colpevole del reato di lesioni volontarie lievissime sia in primo che in secondo grado.

L’imputata ricorreva quindi al Palazzaccio deducendo, tra l’altro, questione di illegittimità costituzionale dell’art. 131 bis cod. pen. nella parte in cui non prevede la possibilità di applicare la disciplina ivi prevista ai reati attribuiti alla cognizione del Giudice di Pace, nonché erronea applicazione delle disposizioni penali di cui agli artt. 582 e 594 cod. pen.

Riteneva infatti che il suo comportamento avrebbe dovuto essere qualificato al più come ingiuria “perché diretto alla lesione ed offesa del decoro più che della incolumità fisica, considerata anche la minima, insignificante, entità delle lesioni (con prognosi di soli due giorni)”.

In sostanza, a suo dire, non poteva sussistere il reato di lesioni, per una semplice tirata di capelli “che ha ingenerato solo dolore e nemmeno una vera e propria abrasione del cuoio capelluto”.

La decisione

Per gli Ermellini la donna ha ragione.

Essendosi trattato di una tirata di capelli – il giudice avrebbe dovuto dar conto specifico della natura della lesione che ne sarebbe derivata, scrivono dalla quinta sezione penale – non essendo sufficienti a tal fine una mera screpolatura, né tanto meno il dolore patito, essendo piuttosto necessario che in conseguenza della condotta sia apprezzabile un’alterazione funzionale ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo“.

Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, infatti, “la nozione di malattia non comprende, invero, tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa (cfr. ex multis Cass n. 54005/2017).

Nel caso di specie, il giudice si è, invece, limitato a dare atto delle risultanze del certificato medico rilasciato dal sanitario che ebbe a visitare la ricorrente subito dopo il fatto in cui si riporta unicamente “dolore regione occipitale” giudicato guaribile in giorni due.

Per cui, la sentenza impugnata va annullata e la parola passa al giudice del rinvio che dovrà valutare, alla luce dei parametri indicati dalla S.C., “se la condotta posta in essere dall’imputata integri gli estremi delle lesioni o piuttosto il reato di percosse”.

Fonte: diritto24; Articolo di Marina Crisafi – Senz’altro il semplice “dolore patito” o una screpolatura non bastano a configurare il reato di lesioni, per il quale serve una compromissione delle funzioni dell’organismo.

Ad affermarlo è la Cassazione, nella sentenza n. 33492/2019 depositata il 24 luglio scorso.