Acqua non pagata dal condominio si può staccare?

Acqua non pagata dal condominio si può staccare?

Agosto 2, 2019 0 Di Blogger

L’AUTORE: Paolo Remer Fonte: laleggepertutti

Più tempo ai condomini per pagare e condizioni precise per il gestore: due nuovi modi per evitare il distacco della fornitura idrica condominiale. 

Dopo le novità sulle bollette acqua di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi adesso arrivano le regole specifiche per le morosità delle utenze condominiali.

Saranno più favorevoli rispetto al passato: l’Arera (Autorità di Regolazione per l’Energia, Reti ed Ambiente) ha emanato una delibera [1] con la quale stabilisce che la fornitura di acqua non potrà essere disattivata se il gestore non ha prima intimato una formale messa in mora e se entro i termini indicati – salvo reclami motivati su irregolarità nella fornitura o consumi calcolati in maniera eccessiva – il condominio ha pagato almeno la metà dell’importo dovuto; il pagamento a saldo potrà avvenire con tranquillità nei successivi sei mesi senza pericolo di distacco, limitazioni o altri tipi di interruzione.

Quindi, l’acqua non pagata non si può più staccare al condominio con la facilità con cui è avvenuto sinora: per arrivare alla disattivazione della fornitura idrica condominiale bisognerà che l’inadempienza perduri oltre un certo periodo e che il gestore abbia seguito tutti i passaggi che ora indichiamo, a pena di un indennizzo automatico di importo compreso tra i 10 ed i 30 euro.

La nuova procedura entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020 e funzionerà così: una volta scaduti i termini per il normale pagamento della fattura, il gestore dovrà inviare prima di tutto un sollecito bonario nel quale dovrà informare il condominio della possibilità di rateizzare il debito e indicare le informazioni su come farlo.

Solo dopo questi adempimenti il gestore dell’acquedotto potrà inviare la formale messa in mora e comunque dovrà attendere almeno 25 giorni dalla data di scadenza della bolletta.

A quel punto, il condominio, se non ha motivi utili per reclamare contro gli importi fatturati (nel qual caso i termini si sospendono in attesa della risposta del gestore) potrà ancora evitare il preannunciato distacco dell’acquapagando la metà del dovuto in un’unica soluzione. 

Da quel momento in poi, ci saranno ulteriori sei mesi a disposizione per completare i pagamenti e nel frattempo la fornitura di acqua non potrà essere sospesa o interrotta per morosità.

Infine, anche se si paga oltre i termini massimi e la fornitura di acqua era stata staccata, è previsto l’obbligo di riattivazione immediata, precisamente entro due giorni feriali dal momento in cui il conto viene interamente saldato.

Ci saranno, quindi, due modi per evitare il distacco: chiedere la rateizzazione – che potrà essere concessa fino a 12 rate mensili –  prima che scadano i termini della costituzione in mora, oppure entro gli stessi termini pagare la metà della somma dovuta ed il resto entro i successivi 6 mesi.

La scelta della strada più opportuna da percorrere spetterà all’amministratore del condominio: se i suoi condomini sono morosi è probabile che opti per la rateazione a 12 mesi, altrimenti deciderà di fare il pagamento in due soluzioni del 50% ciascuna, se le casse del condominio sono sufficienti a fronteggiare l’importo, in modo da risparmiare la spesa degli interessi (che saranno pari al tasso BCE maggiorato del 3,5%).

Questa soluzione, se da un lato consente al condominio più tempo per pagare ed evitare il distacco, dall’altro lato cerca di incentivare l’individualizzazione delle forniture, che nel lungo periodo dovrebbero prendere il posto delle utenze condominiali con riparto interno dei consumi: in questo modo i morosi risponderanno ciascuno per il loro specifico debito, senza coinvolgere l’intero condominio e penalizzare indirettamente chi paga regolarmente la sua quota.

L’agevolazione ora concessa ai condomini è necessaria anche perché altrimenti non sarebbe concretamente possibile operare la “disalimentazione selettiva” cioè tagliare l’acqua ai soli condomini che non pagano la propria quota: in Italia molti condomini non hanno ancora contatori individuali installati nei singoli appartamenti in modo da conteggiare gli effettivi consumi di ogni unità abitativa e così seguono diversi criteri per il riparto “convenzionale” delle spese dell’acqua, che rimane intestata al condominio.

L’obiettivo finale è, quindi, quello di arrivare a un preciso sistema di misurazione dei consumi anche nei condomini e realizzare così un contemperamento tra gli interessi divergenti dei consumatori, dei gestori e dell’ambiente  («evitando che gli oneri complessivi ricadano sulla collettività e sull’equilibrio economico finanziario dei gestori», dice l’Arera nel suo comunicato illustrativo): non si può infatti intervenire efficacemente su ciò che non si riesce a misurare.

note

[1] Delibera Arera n. 311/2019/R/idr del 16 luglio 2019.